September 14, 2008

L’Italia vista da lontano


Cartoline da Los AngelesQuesta è una cartolina che non ha fatto parte del libro, perchè uscita dopo la pubblicazione, ma che è stata comunque pubblicata nella rubrica Cartoline da Los Angeles su Appunti.

Los Angeles – E sono di nuovo qui. L’inverno in California è tutta un’altra cosa rispetto all’Italia. Niente nebbia, niente ghiaccio, niente neve. Solo cielo azzurro, maniche corte e le mie inseparabili infradito. Sono di nuovo tra commessi gentili che ti imbustano la spesa e ti sorridono, tra i set volanti che improvvisamente ti costringono a fermarti mentre stai facendo shopping, e aspettare che il registra fermi la scena, e quelle situazioni al limite del surreale, come quando andando a comprare le bagel, incrocio un attore mozzafiato come Naveen Andrews (Sayid di “Lost”, e scusate se è poco), mentre sta parcheggiando la sua BMW coupé nel parcheggio dietro casa. Buona, vecchia Los Angeles. La città ha tanti difetti: traffico, inquinamento, criminalità, superficialità. Eppure, c’è una cosa che c’è solo a Los Angeles: la più grande concentrazione di talenti artistici che si possa immaginare. Attori, scrittori, registi, scenografi, musicisti, cantanti, ballerini, comici, costumisti. Di sera. Di giorno sono tutti camerieri, baristi, pizzaioli e hostess di sala. Nel corso degli anni, quasi tutti quelli che oggi sono famosi hanno servito a qualche tavolo, “centesimando” i soldi guadagnati con le mance per pagare delle nuove foto da presentare assieme al curriculum. E’ incredibile pensare a quanti di loro, pieni di talento non ce la faranno mai. Ho avuto l’onore e la fortuna di conoscere, Nicole, una donna di mezza età, e una comica di talento. Conobbe Andy Kauffman (il genio della commedia rappresentato da Jim Carrey nel film “Man on the Moon”), era amica di Dave Letterman, Jay Leno e Jerry Seinfield. Dei suoi amici di un tempo lei è l’unica a non essere arrivata. Eppure continua ad esibirsi, ogni settimana va all’Improv, è un’insegnante incredibile per moltissimi aspiranti attori, una mentore affettuosa e soprattutto un’amica fedele. Lei è l’esempio di come l’essere speciali non sempre vuol dire diventare famosi, è l’esempio di tante persone che lavorano tutta una vita senza ottenere quello che altri definirebbero “il dovuto”. Ciò che più mi colpisce è la sua passione per la sua arte. In tanti avrebbero abbandonato molto prima lungo la strada, lei non lo ha fatto. Ha continuato con passione a coltivare l’arte dell’intrattenimento, e ad aiutare altri ad diventare bravi in questo. Ha onorato il suo talento e se stessa. E sono persone come lei che continuano a farmi guardare Los Angeles come ad un parco giochi per la mia inesauribile sete di cinema. Un luogo dove una pallina da tennis diventa poi un mostro spaventoso, dove trucco e sangue finto ti fanno saltare sulla poltrona, sentendoti circondato da un esercito di zombie. Un luogo dove le esperienze e le emozioni vissute da un’altra persona trasferite in una sceneggiatura diventano anche le tue. Per questo motivo, ogni volta che a Los Angeles entro in un ristorante, o ordino un caffé da portare via guardo bene in faccia la persona che mi sta servendo, cercando di scrutare nei suoi occhi i suoi sogni. E chissà, magari un giorno andare al cinema e ritrovamela davanti sullo “schermo d’argento”. D’altra parte anche Hillary Swank, vincitrice di due premi Oscar, solo pochi mesi prima di stringere la sua prima statuetta tra le mani era una ragazza che dormiva in parcheggio per le auto.


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