May 22, 2014

Scienza e arte sono poi così diverse? Il caso televisivo di Cosmos – Odissea nello spazio


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National Geographic Italia (canale 403 di Sky) sta trasmettendo Cosmos: Odissea nello spazio, una serie di documentari presentati dall’astrofisico americano Neil DeGrasse Tyson. La serie è prodotta, tra gli altri, da Seth McFarlane (celebre creatore delle serie animate American Dad, i Griffin, The Cleveland Show e regista dell’irreverente film Ted), con musiche del pluripremiato compositore Alan Silvestri (forse ve lo ricorderete per la colonna sonora di Forrest Gump).

Ogni puntata (se non le avete ancora viste consiglio vivamente di recuperarle) si sviluppa attorno ad un tema scientifico (l’elettromagnetismo, l’estinzione, la scoperta della nocività del piombo, ecc) e piuttosto che fare una cronistoria che spieghi fedelmente passo dopo passo l’argomento di cui si sta parlando, la narrazione procede a balzi, tra flashback e flashforward, come un film, con un alternarsi di spettacolari animazioni in CGI e sequenze a cartoni animati per raccontare la storia professionale e personale di dei vari scienziati/personaggi chiave dell’episodio.

L’innovazione di Cosmos è che non è una lezioncina frontale tipica dei soliti documentari a cui siamo abituati, ma racconta principalmente la scienza attraverso le persone che ne hanno fatto la storia, raccontandone successi, fallimenti, gioie, dolori, incomprensioni. In tutto ciò, la storica divisione tra scienza e arte, ragione e sentimento, che ci hanno sempre raccontato essere vera sparisce e diventa palesemente inutile e dannosa. Così come i maghi degli effetti speciali (che usano i progressi della scienza per creare meraviglie sul grande schermo) ci hanno permesso di volare con Harry Potter in una partita di quidditch o di combattere i Chitauri con gli Avengers, anche Cosmos continua su questa filosofia: cos’altro non è infatti questo programma se non l’arte al servizio della scienza e la scienza al servizio dell’arte?

107462In un momento storico in cui la destra conservatrice statunitense sta spingendo per il ritorno alla spiegazione creazionista della vita sulla terra, arrivando addirittura a bandire Darwin e l’evoluzionismo da alcune scuole, scienziati come DeGrasse Tyson e Bill Nye “The Science Guy (una sorta di Piero Angela sperimentale che ha insegnato la scienza per tv ai bimbi americani) sono chiamati a difendere il metodo scientifico, la libertà di pensiero, e un atteggiamento di apertura mentale verso le nuove teorie – cosa che è ovviamente del tutto sconosciuta ai fondamentalisti sostenitori del creazionismo che non ammettono che nulla potrà mai fare loro cambiare idea.

Personalmente guardare Cosmos o leggere le interviste di questi scienziati in prima linea in difesa della scienza (e quindi della libertà di pensiero e dell’arte) mi emoziona tantissimo. Nell’episodio sull’elettromagnetismo, per esempio, in 50 minuti ho capito molto di più di quanto avessero cercato di inculcarmi a scuola in 3 anni di fisica, a suon di formule vuote e teorie asettiche. Mi sono emozionata scoprendo la vita di Faraday (che fino a quel momento per me era “quello delle gabbie” di Lost e Fringe), e mi sono commossa nel venire a sapere che la sua più grande scoperta, avvenuta quando ormai la sua mente non era più integra, ha dato il via ad una serie di innovazioni scientifiche che oggi mi permettono di stare sul mio laptop a scrivere questo blog.

E allora mi sono domandata, ma cosa ci hanno insegnato (e continuano ad insegnare a scuola)? Mi sento comunque di fare un distinguo, non tutti gli insegnanti ripetono pedissequamente anno dopo anno lo stesso programma senza mai guardare negli occhi i loro studenti. Ci sono docenti che svolgono con passione il loro lavoro, ben consapevoli che stanno avendo una grande influenza sulle piccole persone che hanno davanti. Ma siamo sinceri: quanta libertà hanno davvero questi professionisti dell’educazione per fare il passo in avanti sulla formazione dei loro studenti? Ben poca. I programmi sono quelli che sono, e vanno seguiti alla lettera perché i ragazzi vanno preparati agli esami. E non sia mai, che ci sia qualche genitore che è contrario a fare in modo che i suoi figli siano in grado di ragionare con la propria testa! Ricordo ancora che il padre di un mio compagno delle medie proibì a suo figlio di partecipare alla proiezione di Schindler’s List perché secondo lui mostrava fatti che non erano accaduti (sic!).

mythbusters-13Ma vogliamo farci due domande sul perché la nostra società sembra così indifferente? E’ colpa di internet? Direi di no, visto che il flusso delle idee passa proprio attraverso la rete e che l’interazione tra perfetti sconosciuti come nel social Imgur.com sta permettendo ad un giovane professore americano rimasto senza cattedra di cominciare il suo personale progetto di aprire un canale YouTube dedicato agli esperimenti scientifici (e ovviamente ora non riesco a ripescare il post corrispondente, ma è nella rete!).

Non potrebbe essere forse che da decenni continuiamo a insegnare ai ragazzi una storia, una scienza, una matematica completamente disumanizzate, prive delle storie, dei sentimenti, delle vite delle persone che l’hanno costruita pezzo per pezzo, tassello per tassello?  Cosa ci impedisce di cominciare a pensare che essere razionali non significa non poter essere creativi? E che l’incoscienza non può portare a scoperte scientificamente rigorose? Basta guardare un altro programma tv longevo (festeggia 10 anni) che ha rivoluzionato ai suoi modo il mondo scientifico: Mythbusters. Il concetto è molto semplice: due ex stuntman e tre ingegneri in ogni episodio scelgono due miti o leggende urbane, e procedono, attraverso esperimenti rigorosi, a dimostrare se sono veritieri o sfatabili. Il tutto ovviamente accompagnato da esplosioni e intermezzi divertenti, perché chi l’ha detto che la confutazione di un’ipotesi deve essere anche noiosa?

Insomma, c’è qualcosa che non va nelle cose che continuiamo a fare da anni nel campo dell’educazione e della divulgazione scientifica, e non solo, è che ora che si cominci ad interessarci di cosa possiamo fare di diverso per cambiare le cose.

Concludo con questa vignetta della celebre striscia disegnata Cyanide and Happiness, perché chi l’ha detto che non si possa essere razionali, creativi e pure ironici?

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