Era molto presto alla mattina. Solo Bahir, il sole rosso, si era levato, mentre Mefir il sole giallo era ancora nascosto dietro i monti del Fougheer, che cingevano la parte posteriore del castello. La magia delle streghe e stregoni di corte faceva sembrare che il castello fosse sollevato nell’aria, le fondamenta perse in una coltre onnipresente di nubi. Tutti sapevamo che in realtà non era così, che la struttura era saldamente costruita sulla parete più bassa dei monti, ma a Mirthia le cose funzionavano così. A differenza di molte altre dimensioni in cui la tecnologia era stata il segno dell’evoluzione dell’avanzamento dei tempi, sul nostro pianeta era la magia la nostra forza. Ognuno di noi aveva qualche abilità , che era capace di esercitare naturalmente fin dalla nascita, e chi, come me, faceva parte della stirpe reale seguiva anni di allenamento per poter sfruttare al massimo le sue capacità e servire al meglio il nostro popolo. Un popolo che non è poi così numeroso. Mirthia è un pianeta relativamente piccolo, per lo più coperto di mari, laghi e foreste, essendo la natura la fonte stessa della nostra magia.
La nostra gente era sempre stata animata da un grande spirito di esplorazione, e ben presto tra noi nacquero persone in grado aprire portali interdimensionali. I più coraggiosi si avventurarono in decine di spedizioni in altri mondi, riportano racconti di realtà fantastiche. Il mondo che più sembrava attirare i mirthiani era un pianeta chiamato Terra. Scarsamente tecnologizzato, nei secoli passati fu il luogo in cui diversi di noi decisero di passare la loro vita, certi che i loro poteri li avrebbero fatto vivere una lunga vita serena e tranquilla. Questo fino alla prima grande caccia alle streghe. I sopravvissuti tornarono a Mirthia o semplicemente incapaci di lasciare gli affetti che ormai si erano creati, decisero di restare, senza più fare uso dei loro poteri. Anche quanti di noi amavano semplicemente avventurarsi nelle altre dimensioni per il piacere della conoscenza e della scoperta, dovettero smettere. L’avanzamento tecnologico della Terra aveva fatto sì che fosse impossibile per noi volare nei loro cieli con i nostri draghi senza farci notare. Per assurdo, il loro avanzamento tecnologico così esasperato, che nei secoli scorsi aveva eliminato ogni credenza nella nostra magia, aveva fatto sì negli ultimi anni aveva subito un ritorno di fiamma per la nostra pratica. Alcuni dei discendenti dei primi mirthiani avevano scoperto di essere in grado di vedere il futuro, leggere nel pensiero, provocare gli elementi della natura, ignari dell’origine dei loro poteri.
Quella mattina mi ero svegliata davvero troppo presto, il sonno turbato da una sensazione che non potevo descrivere. Archiviai il tutto come nervosismo per la giornata che mi aspettava. Ero stata incoronata regina di Mirthia solo un mese prima, una carica elettiva, che era comunque rimasta nella mia famiglia per secoli. Dopo la morte dei miei genitori, il trono era rimasto vacante, il governo del nostro piccolo popolo gestito da un consiglio di anziani, che da sempre era stato una sorta di parlamento. Raggiunta la maggiore età e dopo la battaglia contro gli invasori della dimensione del Qebith, durante la quale quasi ci rimisi il mio braccio sinistro, il consiglio aveva deliberato che fosse giunto il momento per Mirthia di avere un nuovo capo. Io. Come mi sentivo fortunata!
Ormai Mefir si era levato, e la luce del giorno illuminava la vallata che si apriva davanti a me. Il paesaggio era bellissimo, la gente, la mia gente, ancora addormentata nelle loro case. Come ogni mattina mi prendeva un senso di angoscia e di sconforto, sapendo che quelle persone avevano messo nelle mie mani le loro speranze e il loro futuro. Nelle mie mani, io che in battaglia non potevo contare su nessun potere offensivo particolarmente potente, ma solo sul controllo dei quattro elementi naturali e soprattutto sulla mia spada e sulla mia abilità di evitare i fendenti. Un’abilità che avrei dovuto coltivare meglio, visto che un mastodonte del Qebith mi aveva quasi amputato un braccio con uno dei suoi artigli. Andai allo specchio. Le cicatrici erano evidenti, come un reticolato, ormai bianco. Se non fosse stato un ricordo di un momento che mi aveva portato così vicino alla morte, si sarebbe potuto dire che erano quasi ornamentali. Continuai a fissarmi nello specchio. Da quando ero stata eletta regina, avevo dovuto attenermi ad alcune regole di corte, come farmi crescere i capelli, che ora oltrepassavano le mie spalle come una coltre corvina. In realtà , la gente di Mirthia era molto simile a quella Terra, erano solo i nostri occhi che ci tradivano, con colori così brillanti e carichi che la genetica terrestre non avrebbe mai potuto regalare. Quando ero piccola, mi avventuravo sulla terra insieme al mio migliore amico Alahim solo nella notte che i terrestri chiamavano Halloween, l’unico momento in cui i miei occhi color lilla non avrebbero destato sospetto.
Un grugnito mi avvertì che Balphiaa, il mio drago, si stava svegliando. Speravo di non essere stata io a svegliarla facendo rumore. Era sempre di cattivo umore quando succedeva. Una creatura possente, vecchia di più di mille anni, eppure era capace di comportarsi come un cucciolo. Balphiaa aprì solo uno degli occhi rivelando l’iride color zaffiro. Lo faceva quasi tutti i giorni: fingere di dormire per poter riposare ancora un po’.
“Buongiorno Balphiaa! Ho visto che sei sveglia, forza non possiamo tornare a dormire questa mattinaâ€.
Il drago aprì entrambi gli occhi, lanciandomi uno sguardo minaccioso. Si stiracchiò sulla massa di cuscini che le facevano da letto e sbadigliò mostrando le sue fauci. Balphiaa mi era fedele, era il mio drago, aveva condotto battaglie con la mia famiglia per quasi un millennio ormai. Accarezzai le morbide scaglie sul suo muso meravigliandomi come sempre della bellezza di questo animale. Non era il drago più imponente o maestoso, anzi era piuttosto piccola e snella per la sua razza. Ma ciò che perdeva in potenza lo compensava in velocità . Quando attaccava era un lampo d’argento, che sotto la luce del sole assumeva delle venature viola, il colore dello stemma della mia famiglia. A volte dimenticavo la sua potenza, quanto poteva essere letale. La vista dei suoi denti aguzzi mi riportava alla memoria in quanti dei nostri nemici erano caduti sotto il suo fuoco o i suoi artigli. Non che mi dispiacesse per loro. A differenza di altri membri della corte, non avevo mai pensato che in guerra ci si potesse dimostrare magnanimi. Combattere con onore era un dovere, abbassare la guardia, invece, ti fa solo ammazzare. E fu così, infatti, che i miei genitori persero la vita quando io avevo solo 14 anni. Mio padre aveva concesso la grazia ad uno stregone che aveva usato i suoi poteri per sottomettere le persone del suo villaggio e controllarle a suo piacimento. Appena tolte le catene forgiate per impedire di usare la magia, lo stregone si rivoltò contro il re, mio padre, uccidendolo con una sfera di energia. Il suo secondo bersaglio sarei stata io se mia madre non si fosse messa tra me e lui. Lei perse la vita per salvare la mia, e quel tempo fu abbastanza per rendermi conto che avrei potuto per lo meno rallentarlo ordinando all’acqua della fontana di investirlo. Finii per farlo affogare. Fu la prima persona che uccisi, e decisamente non l’ultima in battaglia. Non ne vado fiera, ma non me ne pentii mai. Se c’è qualcosa che ho imparato combattendo, è che non si può fare tanto gli schizzinosi quando in ballo c’è la propria vita. Da quel momento Alahim, che era stato il mio inseparabile compagno di giochi, cominciò a vedermi con occhi diversi. Purtroppo le nostre opinioni erano più che mai divergenti in materia, ma fortunatamente per me la sua lealtà verso la sua gente lo portò a diventare il guaritore di corte ed è a lui che devo la possibilità di riuscire ancora ad allacciarmi gli stivali da sola. Senza il suo intervento avrei perso il braccio.
Persa nei miei ricordi non mi ero accorta che qualcuno aveva bussato a lungo alla porta. E che data la mia non risposta era anche entrato nella mia stanza. L’intera guardia reale era ammassata intorno alla porta, allarmata dalla mia mancanza di risposta. Alahim si stava facendo strada tra di loro.
“La nostra regina non sembra correre pericoli capitano, penso che le guardie si possano ritirareâ€.
Alahim chiuse la porta dietro di sé dopo che l’ultimo dei soldati fu uscito, mentre Balphiaa gli corse incontro come sempre per farsi grattare il collo.
“Regina Merenwen della dinastia Minyatur vi state facendo attendere come un pescatore attende la mareaâ€.
“Finiscila Al – replicai lanciandogli addosso la mia spazzola – ti stai divertendo ancora troppo per questa storia della Reginaâ€. Lo conoscevo da tutta una vita, eppure i suoi occhi nerissimi continuavano a stupirmi ogni volta che lo guardavo. Non c’era nessun altro in tutta Mirthia che li avesse uguali. I suoi capelli scuri che accompagnavano una carnagione di almeno tre toni più scura della mia, diventano argento quando usava la sua magia per guarire.
“Non ne ho colpa Mer, mi diverte troppo questa storia. Se penso che qualche anno fa ti battevo alla lottaâ€, disse ridacchiando sedendosi il mio letto.
Cercai di ignorarlo, ma mi conosceva troppo bene e sapeva quali erano i tasti che mi facevano scattare “Hai mai pensato che forse ti lasciavo vincere per non ferire i tuoi sentimenti di maschio?â€
Si portò le mani al petto, mimando che l’avessi ferito al cuore, con una risata che premeva per uscire dalla sue labbra. “Regina Merenwen così mi fate del maleâ€.
Alzai gli occhi al cielo, rifiutandomi di commentare, e andai dietro al paravento per vestirmi. Mi ero adattata a molte cose dopo essere stata eletta, ma non ad avere un nugolo di ancelle che si agitavano intorno a me per vestirmi la mattina. Era già abbastanza dover sopportare abiti molto più pesanti e molto meno comodi della mia armatura.
“Hai finito con le tue battute per oggi? Si dà il caso che sia una giornata piuttosto importante. È la prima volta che presiedo il tribunale e non ho la minima idea di cosa succederà â€.
Stavo già sudando, mi avvicinai ai vasi dei fiori del Carhnim, l’equivalente mirthiano di una boutique terrestre. Di solito puntavo su colori squillanti, ma oggi ripiegai sul nero e bianco, mi sembravano più adatti alla giornata. Avevo immerso le braccia tra i fiori che stavano cominciando a formarmi addosso il vestito che avrei indossato, mentre Alahim che nel frattempo stava coccolando Balphiaa disse:
“Scusa Mer, lo so, volevo solo provare a tirarti su di morale, ti è anche toccato un caso difficile per la tua prima volta da giudiceâ€.
“E’ la mia solita fortunaâ€. Il vestito era a posto. I fiori del Carhnim erano meglio di ogni altra tecnologia mai inventata in altre dimensioni, formavano vestiti e corazze a piacimento, bastava solo immaginarlo, e quando si voleva toglierli, bastava immergere di nuovo la mano tra di loro. “Con tutti i ladri di galline e piccoli truffatori, doveva toccare a meno giudicare il traditore che ha aperto il portale che ha fatto entrare gli invasori del Qebith. Onestamente Al, non so cosa farò. Non ho problemi ad uccidere in battaglia. Lì le cose sono semplici, o vivi o muori. Ma in tribunale, decidere se un uomo è colpevole oppure no. Non so se sono tagliata per questoâ€.
“Sai come la penso sul tuo comportamento in battaglia. Ma il consiglio ha avuto fiducia in te, sanno che sarai imparziale e giusta, devi solo crederlo anche tu. Che stai facendo?â€
Mi fermai improvvisamente mentre stavo per infilare un pugnale nella mia manica destra, in un modo che mi avrebbe reso possibile estrarlo ed impugnarlo velocemente. All’interno del tribunale non era consentito l’uso della magia, il metallo del pugnale era il mio migliore amico in quella situazione. Guardai Al, con occhi innocenti.
“Che c’è? Non entrerò in tribunale impreparata. L’invasione del Qebith ci è quasi costata la libertà , e il mio braccio. Li abbiamo respinti, e Maber è stato rinviato a giudizio perché giudicato colpevole di tradimento, ma se il colpevole non è lui potrebbe esserci qualche assassino tra il pubblico, e non ho intenzione di affidare la mia vita a qualche guardia appena uscita dall’accademiaâ€.
“Regina da un mese, e già paranoica come un monarca veterano. Ma in questo caso devo concordare con te. Non sono persuaso che Maber sia il colpevole, o per lo meno non credo sia stata una sua idea fin dall’inizio. Può anche aver aperto il portale, ma non credo che ci sia lui dietro al piano di invasioneâ€.
“Nemmeno io, anche se non capisco per quale ragione uno di noi dovrebbe aver cospirato con i Qebith. Se solo avessi catturato qualche prigioniero …â€Sapevo che dicendo quest’ultima frase mi stavo mettendo in trappola da sola.
“Tu non fai prigionieri, ricordi Mer? L’hai detto tu stessa, che in battaglia non te lo puoi permettere. Uccidere o essere uccisi, non è vero?â€
Alahim mi guardava con sguardo pieno di rancore, spezzandomi il cuore. Il fatto che il mio migliore amico e consigliere non riuscisse a comprendermi e rivolgesse contro di me tutte le mie azioni ad ogni occasione che trovava, mi feriva nel profondo. Ma sapevo anche che era il suo potere di guaritore a portarlo a pensare ed agire così. Aveva giurato di usare il suo potere per guarire e salvare, anche se sarebbe stato capace di farlo funzionare al contrario, provocando malattia, ferite e morte. Ma Alahim era in qualche modo riuscito a conservare il suo spirito innocente. Non dover uccidere l’assassino dei tuoi genitori, è probabilmente un vantaggio in questo senso. Gli avrei concesso di torturarmi un pochino in qualsiasi altro giorno. In fondo lui era la voce della coscienza che ogni giorni mi sembrava di perdere sempre di più. Ma oggi più di ogni altro giorno dovevo essere Regina e soprattutto un giudice, e non potevo lasciare che nessuno mi portasse via la fiducia in me stessa.
Senza nemmeno voltarmi, come se la sua presenza non fosse ormai di nessuna importanza, gli dissi: “Guaritore, stai oltrepassando il tuo limite. Non ho tempo per ascoltare la tua opinione su quanto pensi che io abbia sbagliato. Il tuo compito è quello di curare i feriti, non di consigliare su questioni di guerra e di stato.â€
Nello specchio vidi riflesso il suo sguardo ferito. Se lui poteva fare il gioco sporco, anche io potevo colpirlo con pari violenza. Le persone che ami di più sono anche quelle a cui si fa del male con più facilità . Fino ad un mese fa sarei corsa da lui a chiederli perdono, ma ora le cose erano diverse, e se Alahim voleva stare al mio fianco come guaritore reale doveva rendersi conto che il tempo dell’innocenza era finito.
“Come volete mia Reginaâ€. E se ne andò.
Sospirando presi le bardature che coprivano la testa di Balphiaa negli eventi ufficiali. Il drago, che sembrava aver capito che non avevo voglia di ulteriori discussioni, non protestò mentre gliele sistemavo sul muso. Salii sul suo dorso. Abituata da mille anni di eventi simili, Balphiaa seguendo il protocollo si affacciò alla finestra della mia stanza che dava sul cortile a cielo aperto del tribunale, emettendo tre poderosi ruggiti, il segnale che il regnante stava per sedersi sul trono del giudice. Chiunque avesse voluto partecipare all’udienza sarebbe dovuto arrivare prima di me. Come dire che l’unica che poteva arrivare in ritardo ero io.
Con la leggerezza di cui solo lei era capace, Balphiaa fece tre giri nel cielo sopra il castello per poi planare lentamente sulla piazza davanti all’entrata del tribunale, dandomi il tempo di fare delle considerazioni su Maber. Nemmeno io, come Alahim, ero convinta della sua colpevolezza. Tutte le prove raccolte dal consiglio puntavano però su di lui. Tracce dell’apertura del portale erano state trovare su di lui, e l’ultimo dei guerrieri Qebith rimasti in vita e torturato lo aveva indicato come il loro complice. Se fosse stata una mossa solo per incastrarlo chi lo avesse fatto si sarebbe dovuto dare davvero un gran daffare e soprattutto avrebbe dovuto usare magie così potenti che nessuno dei maghi e delle streghe di corte avevano potuto immaginare. Baark, il primogenito di Maber, era rimasto ucciso nella battaglia. Avrebbe dovuto trovarsi in una battuta di pesca a ore di distanza dal castello, ma era tornato prima perché aveva incontrato una tempesta imprevista. Il consiglio aveva giudicato la sua morte come un segno che il fato voleva punire Maber per le sue azioni malvagie togliendoli un erede.
Ma io non riuscivo a capire il motivo per il quale un nobile, capo di una casata antica, avrebbe dovuto esporre Mirthia ad un simile pericolo. La sua famiglia aveva fatto parte del consiglio da secoli, e sapevo che spesso era stato in contrasto con il governo di mio padre, ma questo non faceva di lui un nemico per la nostra gente. Mia madre mi spiegò come il fatto che i nobili del consiglio fossero liberi di esprimere la propria opinione davanti al Re rendevano ancora più forte il nostro popolo e mio padre come governante. Rischiare l’estinzione della gente di Mirthia ad opera dei sanguinari Qebith per un colpo di stato sembrava davvero un piano al di fuori del suo modo di pensare.
Balphiaa planò con dolcezza sulla piazza, e io scesi aiutata da Devon, il capitano della mia guardia, nonché mia fedele amica fin dalla nascita. Avevo scelto Devon personalmente perché sapevo che sarebbe stata in grado di seguire i miei ordini, ma anche abbastanza sfacciata da contestarli quando sarebbero stati insensati. La sua lealtà era indubbia e nessuno su tutto il pianeta la poteva battere con arco e frecce, a lei dovevo il mio addestramento alle armi. Era straordinariamente alta per una donna di Mirthia. Io le arrivavo appena all’altezza delle spalle. I lunghissimi capelli rossi erano intrecciati in modo da essere nascosti sotto il cappuccio della sua divisa, gli occhi verde smeraldo erano un punto di luce che illuminava il suo viso.
“Mer, sono tutti già dentro che ti aspettano. Il tuo unico pubblico saranno il consiglio dei dodici, e la moglie e la figlia di Maber. Io e Pheelk saremo al tuo fiancoâ€.
Annuii solo, incerta se la mia voce avrebbe avuto il tono sicuro che si addiceva alla situazione.
Pheelk era il mio stregone personale. Non si sapeva quanti anni avesse, quasi tutti davano per scontato che fosse un immortale, perché sa che c’era memoria Pheelk aveva servito la corte. Si dice che fosse l’ultimo rappresentante di una razza che aveva abitato Mirthia prima di noi. I suoi capelli cortissimi erano sempre stati bianchi, ma il suo viso non dimostrava un anno sopra i trenta.
Mentre stavo per fare il mio ingresso nella sala del trono, seguita da Devon a coprirmi le spalle, Alahim e Monya, la nuova istitutrice dalla famiglia di Maber entrarono poco prima di me. Si sarebbe aggiunte altre due persone al pubblico, dunque. Se Alahim voleva infastidirmi, aveva scelto la persona giusta a cui accompagnarsi. Monya era stata sospetta fin dai primi tempi in cui era diventata la nuova istitutrice della famiglia. Era arrivata pochi giorni dopo la nascita di Grymir, la figlia minore di Maber, che ora aveva cinque anni. Ci disse che arrivava dalla regione dei laghi, ma quando chiedemmo della sua famiglia ci disse che erano tutti morti durante un inverno gelido. La cosa mi sembrò davvero conveniente, perché di lei fu impossibile sapere altro. Fin da quando era arrivata, aveva messo gli occhi su Alahim, e la cosa non avrebbe dovuto darmi fastidio, soprattutto ora che ero Regina, e che non potevo permettermi il lusso di infatuarmi di cui volevo io. Specialmente del mio migliore amico, nonché guaritore reale, ma non potevo farne a meno. Come non potevo fare a meno di continuare ad essere sospettosa nei suoi confronti. Alahim, ovviamente che pensava che io vedessi nemici anche dove non ce n’erano, era stato da subito cortese e cordiale con lei. Ma il fatto di presentarsi con lei al processo era più che cordialità , era un colpo basso rivolto a me.
“E’ uno sciocco Mer – mi disse Devon notando la mia tensione – Monya non gli interessa, non gli è mai interessata. C’è solo una persona nel suo cuore, solo che è così poco esperto nelle questioni d’amore che invece di corteggiarla, la ferisceâ€.
Guardai Devon con occhi spalancati. E mentre stavo per domandarle se avessi capito davvero quello che mi stava dicendo, sentii il bastone di Pheelk che annunciava il mio ingresso. Cercai di lasciare le questioni di cuore e Alahim fuori sulla piazza.
La sala del trono era molto semplice, ma per questo anche estremamente solenne. C’erano due sole pareti piene, quella dietro al trono e quella opposta, gli altri due alti lunghi erano costituiti da archi e colonne, il soffitto non esisteva, la porta da cui si accedeva era alla sinistra del trono. Percorsi i pochi passi che mi dividevano dalla mia destinazione e mi sedetti. Pheelk fece segno al consiglio e al poco pubblico di sedersi, mentre lui stesso prendeva posto nel seggio alla mia sinistra. Devon restava in piedi alla mia destra. Maber era in piedi nel recinto degli imputati, evidentemente stremato da più di un mese di reclusione nelle prigioni del castello. Sua moglie, Maleea, sembrava lei stessa duramente provata, gli occhi rossi e gonfi per il dolore di aver perso un figlio e di vedere il marito in una simile posizione. Grymir stava seduta vicino alla madre con sguardo sperduto. Mi domandavo chi avesse avuto la brillante idea di averla fatta assistere al processo del padre. Monya era dietro di lei, i lunghi capelli biondi nascosti sotto uno scialle, come se per l’occasione avesse scelto un abbigliamento sotto tono. Peccato che il suo vestito sarebbe stato più adatto per una festa di corte. In estate. Su una ragazzina, vista la taglia troppo piccola. Alahim era al suo fianco. Una vampata di rabbia raggiunse le mie guance, ma tentai di soffocarla. Almeno uno dei due doveva comportarsi da adulto.
Il capo del consiglio degli anziani annunciò i crimini di cui era accusato Maber, accuse che ormai avevo sentito anche fin troppe volte, rabbrividendo al pensiero di cosa sarebbe successo al nostro bellissimo pianeta che i Qebith avessero avuto il sopravvento.
Mi schiarii la voce e pronunciai la mia prima frase da Regina all’interno del tribunale. “Come ti dichiari, nobile Maber, di fronte alle accuse che ti sono mosse dal legittimo consiglio di Mirthia?â€
Maber continuava a guardare per terra. Pensavo provasse vergogna per le accuse, ma poi cominciò a ridacchiare. Il suono mi fece rabbrividire.
“Legittimo consiglio? Usate parole senza senso falsa Regina. Non c’è nulla di legittimo in questa stanza. Non c’è più nulla di legittimo a Mirthia, solo la pulizia che i Qebith poteva portare avrebbero potuto ridare equilibrio al pianeta!â€.
Marcus il capo del consiglio balzò in piedi: “Allora tu confessi le tue colpe Maberâ€.
La stanza si riempì dei mormorii del consiglio, e del pianto irrefrenabile di Maleea. Alahim mi guardava allarmato. Ma io non potevo parlare, ero troppo intenta ad osservare Maber, e c’era qualcosa che non mi tornava. Sapevo che non era possibile usare la magia nella sala del tribunale, eppure qualcosa dentro di me mi diceva che qualcuno se ne stava servendo. Alzai una mano per quietare il brusio degli anziani del consiglio, e chiamai a me Pheelk.
“Controlla che nessuno stia usando della magia, stregoneâ€.
Marcus cominciò a protestare, perché nessuno da secoli era stato in grado di usare la magia dentro la sala del trono, ma Pheelk aveva ben chiaro a chi doveva obbedienza e non esitò per un secondo. L’aria si fece elettrica e sapevo che significava che il nostro stregone stava usando il suo potere. In pochi secondo una nuvola nera si formò intorno a Maber che cominciò a vacillare.
“Mia Regina, qualcuno ha lanciato sul nobile Maber un incantesimo di controllo per fargli fare e dire ciò che vogliono, posso toglierlo col vostro consensoâ€.
“Eliminalo subito Pheelkâ€. Gridai sopra le urla disperate di Maleea. Devon si mise subito tra me e l’incantesimo, estraendo il suo arco e tendendo una freccia per difesa. Come me, Devon tendeva a esagerare con la protezione, ma quando si combattere è meglio dover rinfoderare un’arma perché non c’è pericolo, piuttosto che finire feriti o uccisi perché non la si è estratta in tempo. Io sentivo il mio pugnale nella manica, e lottavo con me stessa per non estrarlo. Una regina armata sul trono del tribunale non avrebbe fatto una buona impressione con i membri del consiglio che già mi giudicavano troppo sanguinaria.
Qualcosa non andava. Per secoli, millenni che io sapessi, la sala del tribunale era stato un luogo in cui era impossibile compiere atti magici. Pheelk aveva controllato per mio ordine la mattina stessa. Il fatto che qualcuno fosse stato in grado di eludere la barriera, significava che era una potenza che Mirthia non aveva mai visto dall’alba dei tempi, e soprattutto che se Maber non era il colpevole, avevamo lasciato girare libero per il paese per oltre un mese colui o colei che avevano tentato di annientare la nostra gente.
La sforzo di Pheelk era visibile, ma dopo alcuni minuti riuscì a fare dissolvere l’incantesimo nell’aria. Maber cadde senza vita per terra, mentre la sua pelle cominciava velocemente a decomporsi.
Maleea ormai aveva smesso di piangere, i suoi occhi fissi nel vuoto. Dubitavo che sarebbe stata di nuovo sana di mente dopo quanto aveva visto.
“Stregone Pheelk – disse Marcus – che simile sortilegio è questo?â€
“Qualcuno ha ucciso Maber e poi ha fatto un incantesimo sul suo corpo per usarlo come un burattino. E a giudicare dalla velocità con cui si sta decomponendo è successo da alcune settimaneâ€.
Contro il parere di Devon, mi alzai e mi avvicinai al corpo senza vita di Maber.
“Allora può essere successo addirittura prima dell’invasione Qebith. Maber non è mai stato dietro al complotto. Chi governava il suo corpo con l’incantesimo è, dunque il colpevole. Pheelk quali sono i limiti di un incantesimo del genere?â€
“Ci vuole molta energia per mantenere vivo l’incantesimo e fare in modo che il corpo non si decomponga. Anche chi ha così tanto potere da superare le barriere anti magia della sala, per mantenere il controllo deve essere qualcuno molto vicino alla vittimaâ€.
Il mio sguardo andò subito su Monya, l’unica che viveva nella casa di Maber e che era presente oggi. Mi guardò con grandi occhi stupiti, sicura di aver capito il mio pensiero. E mentre stavo per girarmi per ordinare a Devon di arrestarla, estrasse un pugnale mirando al cuore di Alahim. Mi lancia verso di lui nel disperato tentativo di salvarlo, anche se non sarei mai arrivata in tempo, ma per fortuna le mie insistenze affinché si addestrasse al combattimento avevano avuto i loro effetti, schivò il colpo, proprio mentre la freccia di Devon apriva un terzo occhio nella fronte di Monya.
Il sollievo durò solo pochi secondi. La felicità di sapere che Alahim era vivo, fu sostituita dalla pesante consapevolezza che il colpevole era ancora tra noi e non riuscivo a capire chi fosse. Fu allora che abbassai lo sguardo su Grymir. Non mi ero accorta che mi ero spostata così vicina a lei. La bimba mi guardò con grandi occhi innocenti, e poi mi sorrise. La sua bocca si trasformò in un ghigno orrendo, la sua pelle si sciolse, rivelando un essere mostruoso che aumentava in altezza. Rivolse il palmo di una mano verso di me, e mi trovai in aria, scaraventata contro il mio stesso trono. Il mondo divenne nero.
Mi risvegliai fortunatamente solo qualche istante dopo, immersa nella luce di Alahim che mi stava guarendo. Dal suo sguardo non doveva essere stato solo un graffio. Mi aiutò ad alzarmi e la scena davanti ai miei occhi era apocalittica. L’essere che abitava nel corpo di Grymir era diventato altro tre metri. Un concentrato di potere che sputava fuoco dalle sue quattro mani. Tentai di usare il suo stesso fuoco contro di esso, ma le barriere antimagia erano ancora in funzione. E Pheelk stava lottando con tutte le sue forze per proteggere i membri del consiglio che erano rimasti vivi.
In tutta questa confusione, Maleea restava seduta con lo sguardo nel vuoto come l’avevo lasciata. Devon, e la sua guardia che nel frattempo era accorsa, tentava invano di ferire il mostro con spade e frecce ma sembrava invulnerabile, come se uno scudo magico lo proteggesse. Avevo bisogno di poter usare la mia magia, ma per farlo Pheelk doveva alzare gli scudi e smettere di proteggere il consiglio. Serviva un diversivo.
Pensai intensamente a Balphiaa. Richiamare il proprio drago con il pensiero era una pratica che si era dimenticata nel corso dei secoli. Sperai che funzionasse ancora, e soprattutto che Balphiaa rispondesse alla mia richiesta di aiuto.
Un lampo d’argento apparve nel cielo, e benedissi colui che decise di non costruire il tetto sulla sala del tribunale perché Balphiaa scese in picchiata sul mostro.
“Pheelk – gridai – alza gli scudi! Ora!â€
Il mostro capì il nostro gioco e tentò di attaccare Pheelk, ma in un lampo Balphiaa lo agguantò con i suoi artigli e lo allontanò dalla sua portata.
Nel momento in cui le barriere anti magia furono alzati, l’aria si fece immediatamente più elettrica, e non dovetti nemmeno ordinare al mio potere cosa fare, lo sapeva già . Il fuoco che usciva dalle mani del mostro cominciò a ritorcersi contro, mentre l’acqua del fossato intorno al castello scrosciava su di lui. L’aria lo respinse contro la parete più in fondo, mentre la terra cominciò a tremare sotto le sue gambe, facendolo cadere. Piano piano il mostro riprese le sembianze di Grymir.
“Regina, credi forse di avermi sconfitto? Quella era solo una delle forme che posso assumere. Anzi non ho bisogno di nessuna forma mostruosa per uccidervi tutti, mi basta la mano di questa bambina. L’ho fatto solo per fare un po’ di spettacoloâ€.
Alahim, Devon e Pheelk furono subito al mio fianco mentre mi avvicinavo a quella cosa che aveva le sembianze di una bimba innocente di cinque anni.
“Taci abominio!†Le intimò Pheelk.
“Stregone, la conosci?†gli chiese Devon.
“E’ un essere che esiste dai miei tempi, da quando Mirthia è nata. Quando la mia gente ha lasciato il pianeta, mi ha dato l’incarico di sorvegliare e assicurarmi che questo non accadesse più. Ma ho fallito perché si è fatto più furbo e questa volta ha ordito un piano prima di sferrare il suo attaccoâ€.
“Pheelk, che cos’é? Perché vuole annientare Mirthia?†gli chiesi.
“C’è un prezzo da pagare per la nostra abilità di aprire portali e viaggiare attraverso i mondi, e il prezzo che si formano delle forze che vogliono far collassare i mondi l’uno sull’altro. Abbiamo lasciato noi lo spazio che questo accadesse. Troppa gente di Mirthia ha lasciato questo mondo per altri. Abbiamo disturbato l’equilibrio e dato forza a questo mostroâ€.
“Ma Grymir era figlia di Maber e Maleea – dissi stupita – come è possibile?â€
“Sospetto che sia arrivata insieme a Monya, l’anima di Grymir deve essere stata consumata pochi giorni dopo la nascita e il mostro l’ha abitata per gli scorsi cinque anni. Ha aspettato, è cresciuto e ha sferrato il suo attacco, aprendo il portarle con i Qebith. La sua magia è precedente a quella degli attuali abitanti di Mirthia, le barriere non avrebbero mai potuto trattenerlaâ€.
“Nemmeno la tua magia può sconfiggermi del tutto Regina, io sono parte del tuo pianeta, e i tuoi sudditi sono stati così sciocchi da nutrirmi per tutto questo tempo. E ora dovrete pagare. Tu per primaâ€.
Con un balzo mi afferrò un braccio, e sentii la vita che cominciava a scivolarmi via. Richiamai a me tutte le forze della natura che conoscevo, ma non restavano in me, scivolavano via insieme alla mia vita dentro al mostro. Sentivo Balphiaa che ruggiva in cielo, senza riuscire a fare nulla perché se avesse colpito il mostro avrebbe di certo ucciso anche me. Devon ordinò alla guardia di attaccare il mostro con le frecce, ma le armi non sembravano farle nulla. Pheelk tentava inutilmente di invertire la magia che mi stava uccidendo. Non c’erano più speranze.
Quando orami tutto intorno a me stava perdendo colore e le forze mi stavano abbandonando, vidi Alahim farsi avanti. Prese il mostro per l’altro braccio. L’aria si fece elettrica di nuovo, e Alahim cominciò a trasformarsi come quando compiva i suoi rituali di guarigione, solo che questa volta i suoi capelli diventarono neri. Più Alahim gettava il suo potere dentro al mostro, più le mie forze mi ritornavano. Alla fine, tra le urla il mostro cominciò a dissolversi, fino a che non restò più nulla.
Mi ritrovai in ginocchio a fissare Alahim, che diversamente dal solito non riusciva a ritornare alla normalità . I suoi occhi pieni di terrore, perché se non fosse riuscito a riassorbire il potere, avrebbe ucciso qualsiasi essere vivente con il suo tocco.
Feci per toccarlo, ma lui si ritrasse.
“Non mi toccare Mer! Potrei ucciderti solo sfiorandotiâ€.
Guardai Pheelk, implorandolo di aiutarmi, ma non c’era nulla che lui potesse fare. E a me non restava altro che guardare il mio amico intrappolato dal suo stesso potere, che aveva corrotto pur di salvare me, consapevole che avrebbe potuto non ritornare indietro. Non potevo pensare di non poterlo più vedere sorridere, non poterlo più abbracciare. Dovevo fare qualcosa. Ma non sapevo cosa.
Guardai verso il cielo, e vidi le cime degli alberi che si muovevano nell’aria e capii. Fino a quel momento avevo usato i quattro elementi per portare la morte, ma così come per il potere di Alahim anche il mio aveva due rovesci della medaglia. Le forze naturali possono portare morte e distruzione, ma sono anche l’essenza stessa della vita. L’amore che scoprii di provare per Alahim era stata la scintilla che aveva fatto risvegliare in me il secondo aspetto del mio potere. Lo sentivo formarsi dentro il mio petto come una sfera di energia che dovevo in qualche modo dare a lui. Ma come?
Mi avvicinai, ma lui si ritrasse ancora indietro.
“Al, fidati di me, lascia che io salvi te, come tu hai salvato meâ€.
Non ero sicura che avrebbe funzionato, anzi era molto più probabile che avrei finito per morire, ma dovevo fidarmi del mio nuovo potere e di quello che mi diceva. Diedi ad Alahim quell’energia nell’unico modo che mi sembrava possibile. Con un bacio.
Alahim lottò per non ritrarsi, spaventato che mi avrebbe ucciso, ma quando le mie labbra si appoggiarono sulle sue, fu come se tutto si incastrasse alla perfezione. Un vento fortissimo ci investì per alcuni secondi e quando finì e riaprii gli occhi, Alahim era davanti a me di nuovo normale.
Ci sciogliemmo in un abbraccio di risa e pianto.
——–
È passata una notte dai fatti incredibili che ci sono successi. Io e Alahim abbiamo rotto tutte le regole del protocollo regale e abbiamo dormito abbracciati tutta la notte, come se perdere il contatto l’una dell’altro avrebbe fatto ritornare i mostri del giorno prima.
Malgrado tutto quello che è successo, non sono mai stata così felice e così completa, avere Alahim al fianco, e il mio nuovo potere hanno dato un senso tutto nuovo alla mia vita. Ma hanno aperto anche tanti interrogativi.
Cosa ne sarà di Alahim al suo risveglio, quando dovrà affrontare il suo nuovo potere. E cosa ne sarà di Mirthia ora che abbiamo scoperto che sono state le nostre stesse azioni sconsiderate a metterci in pericolo?
Mi giro, e la guardo addormentato con la testa sul mio cuscino. Non sono sicura che troveremo risposta a queste domande molto presto. Ma sono sicura che lo faremo insieme.

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Non avevo dubbi, anche questo mi piace.
February 8th, 2009
Reply to “Mirthia”