October 31, 2008

Halloween: tra Tim Burton e la tradizione


Articolo pubblicato sul quotidiano “La Voce di Rovigo” del 31/10/2008


Una festa che onora la vita celebrando la morte


Halloween è stato rappresentato in molti modi. Eppure l’unico ritratto che sembra calzare a pennello è quello di Jack Skeleton fatto da Tim Burton nel suo capolavoro in stop-and-motion “The Nitghmare before Christmas”. Nella mente visionaria del regista che più di tutti gli altri ha saputo rompere, pur in maniera garbata e tenera, uno dei più grandi tabù del civile mondo occidentale, ovvero la morte, il mondo di Halloween di Jack è popolato da mostri, streghe, demoni che vogliono solo spaventare e divertirsi facendolo, perché quella è la loro natura. Jack è lo spirito più fanciullesco di un giorno che è prima di tutto dedicato ai bambini che, per una volta l’anno, possono travestirsi da ciò che li spaventa di più e domandare dolci e caramelle agli adulti, che non possono rifiutarsi.


Halloween, pur ora portando un nome che suona così moderno, è ben più antico dell’industria dei dolci e del cosiddetto consumismo di cui lo si accusa, come se una festa potesse essere colpevole di un fenomeno che creano, invece, le persone. I bambini potranno sicuramente chiedere ai loro nonni come nell’Italia settentrionale fino a circa gli anni ’50, fosse tradizione accendere una candela dentro una zucca scavata, la tradizionale “lumazza”, la notte prima di Ognissanti (che è poi ciò che significa Halloween in inglese), mentre in Sicilia è ancora oggi comune che si mangino dolci, e i bambini ricevono doni portati niente meno che dai loro morti. In Messico si celebra il “Dia de los muertos”, una ricorrenza simile, che si rifà addirittura ad una millenaria tradizione azteca, secondo la quale in quei giorni il mondo dei morti è più vicino al mondo dei vivi, e ci sono prove di celebrazioni simili in culture molto diverse in altri continenti. Non è certo, quindi, stata la Kinder ha imporre questa festa così antica, e nemmeno gli americani, che l’hanno ereditata da noi europei.


In Italia aveva fatto la sua comparsa durante l’impero romano, importata a Roma dai celti sottomessi che lo chiamavano Samhain, ed in seguito trasformata in una festa cristiana, quando, diffusosi il cristianesimo in tutta Europa, i contadini rifiutavano di abbandonare le loro tradizioni così fortemente radicate. E la memoria rimase più fortemente viva nelle province celtiche più lontane da Roma, quelle che poi diventarono l’Inghilterra. Storie, riti e tradizioni nati intorno a questo giorno sono molteplici, ma il filo conduttore è che Samhain, così come il suo opposto Beltaine festeggiato il 30 aprile, segna un momento di passaggio: la fine della stagione estiva, dei lavori nei campi, il riposo della terra per l’inverno e degli uomini. L’autunno era, quindi, visto che una metafora della morte e per questo il giorno assunse questa connotazione, con la tradizione di accendere delle candele per guidare i defunti sulla loro strada verso l’al di là. Il fatto di usare le zucche era solo una soluzione molto pratica dato che erano frutti di stagione abbondanti, che riparavano così la fiamma e le impedivano di spegnersi. Era, dunque, il momento in cui rallentare i propri ritmi insieme con quelli della natura.


Una cosa che oggi non possiamo più fare. Anche se noi tutti ci accorgiamo che le giornate più corte e le temperature fredde ci suggerirebbero di riposare e dedicarci ad altre attività che non fossero il lavoro, ora abbiamo l’elettricità che ci consente di lavorare anche quando è del tutto innaturale farlo, qualcosa di ben più perverso che accogliere sulla propria porta di casa dei bambini che una volta tanto fanno proprio un’attività che appartiene a loro di diritto. E a chi accusa Halloween di provocare la voglia di compiere atti vandalici tra gli adolescenti, è il caso di ricordare che i cretini esistono purtroppo tutto l’anno, a prescindere dalle festività in corso.


Halloween spaventa perché è festa che riguarda la morte che, per gli occidentali, è quasi impossibile da accettare come un qualcosa di naturale e per nulla malefico, dimenticandosi, invece, che per i neo pagani e wiccan nel mondo è una giornata sacra in cui si festeggia la vita delle persone care scomparse durante l’anno passato. Un altro passaggio nella ruota dell’anno che celebra il cerchio della vita, nel suo naturale susseguirsi.


Nessun commento, Commenta o Linka

Rispondi a “Halloween: tra Tim Burton e la tradizione”