October 22, 2008

Cronache di un vampiro con l’anima – Parte 7: Lo sbarco in America


Dopo essere fuggita dalla Cina, passai diversi anni muovendomi per l’Europa, tornando anche a Londra ma trovando tutto cambiato ed estremamente violento. Poi la guerra arrivò in Europa. All’inizio pensai di restare ed aiutare, ma nessuno se ne faceva niente di una donna che di giorno non si trovava mai, e quindi cambiai ancora una volta scenario andandomene negli Stati Uniti. Passavo il tempo viaggiando per gli States: territorio ideale per me, con grandi spazi e la possibilità di sparire nel nulla molto facilmente. Tutto il ventesimo secolo trascorse, mentre io mi spostavo di città in città, aiutando come potevo le persone che erano vittime di creature soprannaturali, e non solo.

Nel 1935 uccisi il mio primo umano. Un ricco schifoso che rapiva e violentava ragazzine, per poi lasciarle morire di fame nel suo scantinato. Gli spezzai il collo, non prima di averlo spaventato con i miei denti e la mia faccia distorta dal demone, e di avergli fatto scrivere una confessione scritta. Non mi passò nemmeno per l’anticamera del cervello di cibarmi di lui, era peggio dei ratti sulla nave che mi portò in Africa. So di aver passato un limite quel giorno, prendendo una vita umana, ma era già un po’ di tempo che mi girava per il cervello l’idea che tra demoni, vampiri e uomini, non c’era poi molta differenza perché trascorrevano tutti le loro esistenze cercando di sopravvivere e seguendo la loro natura. E Un assassino è un assassino, che sia immortale o che sia un umano.

La seconda guerra mondiale fu un a vera rivelazione. Fui contattata dal governo degli Stati Uniti per un progetto segreto che vedeva coinvolte una serie di persone con poteri sovrannaturali. Evidentemente anche se io pensavo di essere sempre rimasta al riparo da qualsiasi radar, lo zio Sam era in qualche modo venuto a sapere della mia particolare condizione. Il progetto governativo voleva opporsi a i tentativi nazisti di controllare poteri ultraterreni, e le azioni di spionaggio e che io e altri “mostri”, come ci definivano all’epoca, portammo a termine furono più che preziose per questa e molte altre dimensioni. I fumetti di Hellboy sono andati molto vicini a descrivere quello che i tedeschi stavano per fare. Sono ovviamente confinata al segreto su ciò che successe, ma diciamo che se non fossimo riusciti a fermare quello che stava succedendo, adesso sulla terra non ci sarebbe caldo solo per colpa dell’effetto serra.

Fare la spia è molto utile, soprattutto se il governo per cui lavori vuole usarti sul campo e poi vivisezionarti in laboratorio. Quando fui certa che la vittoria fosse in mano nostra, mi dileguai facendo perdere le mie tracce. Purtroppo gli esperimenti non si fermarono per questo.

Continuai a fare quello che avevo sempre fatto prima della guerra, e le cose erano sempre più semplici. Grazie al femminismo e la tecnologia mi era sempre più facile muovermi per il paese. Salutato il nuovo millennio, decisi di spostarmi sulla costa ovest, e fu così che andai in California. Mi stavo dirigendo a nord sulla costa, quando lo stato fu scosso dalla notizia che un’intera cittadina, Sunnydale, era sprofondata in un cratere. Sunnydale sorgeva sopra una delle bocche dell’inferno, portali, a volte chiusi, a volte aperti: l’ultima barriera tra la terra e il male più puro, ed una serie di mostri con tentacoli. Sapevo che la città era stata per diversi anni la casa di Buffy Summers, la cacciatrice che era morta due volte, e che ancora era in piedi a combattere.

Incuriosita dalla chiusura di quella bocca dell’inferno mi misi alla ricerca della cacciatrice e della sua banda. Li trovai ad un motel, pochi chilometri a nord di Sunnydale, con lo scuolabus che avevano usato per fuggire. Erano sotto attacco di un gruppo di mutaforma. Senza pensarci due volte mi gettai nella battaglia. Salvai la vita ad una ragazza che dopo mi presentarono come Faith, la cacciatrice ribelle, uccidendo l’ultimo dei mutaforma, mentre il povero Andrew gridava come una ragazzina.


Il gruppo era evidentemente stanco dalla battaglia che avevano sostenuto, e anche se grati del mio aiuto erano sorpresi di vedermi. Da poco mi ero tinta i capelli castani, e avevo adottato uno stile molto all-american. Jeans, tee-shirt, stivali. Sembravo una ragazza come tutte le altre, eppure si erano accorti che non potevo essere semplicemente umana. Per rispetto dei ranghi, mi presentai per prima a Buffy, raccontandole in pochi fatti salienti chi ero.


Si fece avanti un uomo di mezza età, evidentemente il suo osservatore che, togliendosi gli occhiali e pulendoseli con un fazzoletto, con aria molto seria cominciò a spiegare che la mia storia era nota al consiglio degli osservatori, che ormai non esisteva più, perché spazzato via da un emissario del Primo, l’ultimo di una serie di super cattivi che Buffy aveva dovuto affrontare. Quando lo vidi sotto la luce, non potei trattenermi, e gli buttai le braccia al collo, perché era identico al suo bis-bis nonno Richard, il mio amico dai tempi della Cina. Quell’abbraccio ruppe definitivamente il ghiaccio.


Mentre i feriti venivano soccorsi, io raccontai tutto quello che mi veniva in mente sulla mia vita a Buffy, Willow, Xander e Giles. Ascoltarono avidi la mia storia, soffermandosi soprattutto sulle parti in cui erano coinvolti Angelus, Xiao Mei, Lalitha e il suo incantesimo, di cui Willow era diventata un’esperta. Quando fu il loro turno, mi raccontarono di come avevano battuto il Primo, grazie all’idea rivoluzionaria di Buffy di condividere il potere delle cacciatrici con tutte le potenziali, le ragazze in fila metafisica per ottenere il poteri dalla precedente cacciatrice deceduta.


Con il consiglio spazzato via e Sunnydale sparita nel nulla, il lavoro da fare era tanto. Tutte le cacciatrici andavano rintracciate, informate su quanto era successo, aiutate. Dovevano poter dare un senso alle visioni che le avrebbero investite e alla loro nuova forza sovraumana, e allo stesso tempo dovevano diventare un sorta di esercito del bene, perché dopo un tale disastro, come la chiusura della bocca dell’inferno, sapevamo che sarebbero state molte le legioni infernali che avrebbero tentato di prendere il sopravvento.


Mi offrii subito per fare parte della loro squadra. Avevo lavorato da sola per tanto tempo, senza un scopo preciso, ed ero stanca della solitudine e volevo dare un senso alla mia non vita. Mi fermai con loro un paio di giorni. Ci volle qualche settimana. Il tempo di riposare e fare alcuni incantesimi per capire dove si trovavano le cacciatrici più vicine. Buffy e gli altri sarebbero stati diretti in Europa, mentre Faith sarebbe rimasta negli Stati Uniti, a Cleveland, dove si trovava un’altra bocca dell’inferno.


Il problema era che tre cacciatrici erano state localizzate alle Hawaii, una ragazza locale Tia, una ricercatrice marina originaria della Nuova Zelanda, Mary, e una turista, Josie. Giles, parlando con un sciamano di Maui, era riuscito per lo meno a riunirle sotto lo stesso tetto, complice la paura per un recente attacco da parte di un demone del Caos.
Poco pericoloso, ma decisamente brutto da vedere.


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