October 22, 2008

Cronache di un vampiro con l’anima – Parte 5: Rotta per il resto del mondo


Il viaggio sulla nave non fu dei migliori. Anche se non ero più umana, soffrivo comunque per il rollio continuo, e  ogni alba speravo che la nostra nave avesse un capitano davvero bravo, che non ci facesse affondare proprio sotto il sole, altrimenti sarei stata polvere al vento in pochi secondi. A dire la verità ero molto utile a bordo. Passati i primi momenti di ribrezzo, quando la fame divenne davvero insopportabile, mi cibavo dei topi che infestavano la cambusa. Il cuoco di bordo non deve mai essere stato così contento, perché le provviste non veniva divorate come al solito. In India avevo pensato di diventare vegetariana, Drusilla mi aveva tolto questa opzione. Il viaggio fu lungo, tanto che persi la cognizione del tempo. Quando arrivammo dovetti aspettare il tramonto per nuotare fino alla riva.

Non mi fu difficile trovare la caverna del demone. Lalitha mi aveva spiegato che i demoni e le creature dell’Africa erano più sfuggenti per la mancanza di testi scritti, ma proprio per questo motivo sarebbe stato più facile evocarli. Feci un incantesimo per chiamare una guida, e subito apparve Tuala, o almeno questo fu il nome con cui si presentò a me. Era un demone di categoria minore, se così si può dire, che fungeva da tramite tra la dimensione terrestre e altre dimensione demoniache. La grotta in cui dimorava il demone che avrebbe ridato la mia anima si diceva si trovasse tra due dimensioni, per questo la guida del demone accompagnatore era fondamentale. Avevo portato dei dolci per renderlo più propenso ad aiutarmi, e la scelta fu azzeccata perché Tuala mi apparve sotto la forma di un ragazzino.
Da allora Tuala è stato un fedele amico nel corso nel secoli, la sua capacità di muoversi velocemente tra le dimensioni, gli ha permesso di visitarmi e seguirmi in ogni parte del mondo in qualsiasi momento, ogni volta assumendo una forma umana diversa. Questo era l’aspetto dei suoi poteri che gli piaceva di più: ogni giorno era una persona diversa. Tuala mangiò avidamente i dolci e poi mi portò presso la grotta del demone. Pensavo di dover compiere qualche rito o di dover formalmente chiedere l’ingresso nella caverna, ma Tuala mi spiegò che solo a chi voleva davvero riavere la sua anima era permesso entrare, e che mi sarebbero state presentate delle prove che  avrei dovuto superare.

Pensai alle fatiche di Ercole e considerai che con la mia nuova forza non avrei avuto molti problemi. Mi sbagliavo. Quel giorno imparai che nel mondo in cui ero entrata, quello dei demoni e degli immortali, tutto si paga a caro prezzo. In fondo è così anche in quello degli umani. Però tra gli uomini non devi affrontare un demone grosso quanto un lottatore di wrestling con pugni di fuoco e nemmeno l’attacco di un milione di scarafaggi infernali, e una serie di altre gradite sorprese che non credo di voler ricordare.
Ciò che ricordo è che dopo gli scarafaggi stavo sdraiata nella grotta, sentendo la roccia appuntita che mi entrava nella pelle della schiena. Non mi pareva che il mio viaggio fino in Africa valesse più la pena. In fondo un’anima ce l’avevo già, che senso aveva sopportare tutto questo, solo per provare al mondo che me la ero guadagnata. Avrei voluto fuggire, tornare da Lalitha anche se non sapevo che lei ormai era morta e che non sarebbe stata a casa ad aspettarmi. Volevo alzarmi ma non ci riuscivo, sentii dei passi pesanti e, terrorizzata, pensai che non sarei stata in grado di affrontare un’altra prova come le precedenti. Invece, era il demone che con una mano rovente era venuto a imprimere a fuoco la mia anima dentro di me.

Rimasi qualche giorno in Africa con Tuala per riprendermi, e mi mostrò i luoghi più belli e gli animali più sorprendenti. Potei giocare con i serpenti velenosi, perché ero immortale ma soprattutto perché temevano il demone aureliano dentro di me, un po’ tutti gli animali erano spaventati dai vampiri, e la cosa mi intristì un po’. In effetti, Bram Stocker non disse mai nulla su un bel gattino da compagnia per Dracula.
Non sapevo cosa fare, tornare in India da mio padre e Lalitha che mi avevano dimostrato così tanto amore da non lasciarmi bruciare nel sole di mezzogiorno, ma che invece avevano tentato con tutto quello che avevano in loro potere per conservare almeno un po’ della mia umanità. Oppure andare a Londra a trovare mia madre e le mie sorelle che non vedevo da anni, o ancora tentare l’avventura e conoscere il mondo, ora che il fatto di essere una donna  non mi rendeva più prigioniera del mio tempo. Tuala mi aiutò a decidere. In un secondo era andato in India e in Inghilterra e mi aveva riportato brutte notizie. Seppi delle morti di mio padre e di Lalitha, seppi anche che mia madre era stata già avvertita e che le era stato detto che anche io era morta.
Improvvisamente mi accorsi che tutto il mio mondo, quello che conoscevo almeno, era sparito. E così sarebbe stato per il resto della mia vita, io sarei rimasta sempre la stessa  mentre gli altri sarebbero invecchiati, ammalati, morti. Il fatto di rimanere immutabile, immobile era la cosa che mi spaventava di più.
Paolo Coelho deve aver detto qualcosa di simile sull’immutabilità. Ciò che è immutabile è morto. Ed, infatti, era così anche per me, il mio corpo era morto, animato solo dal sangue che rubavo ad altre creature e ad un demone che avrebbe volentieri affondato il suo canini nella carne di qualche umano. È per questo che ad ogni generazione che passa cambio il colore dei miei capelli. Con la pelle bianca che mi ritrovo,  posso permettermi qualsiasi tonalità, e mi dà l’illusione che qualcosa di me ancora può cambiare.


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  1. Nessa

    Non go paroe. Fortissimo

    October 22nd, 2008

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