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Oct

Cronache di un vampiro con l’anima – Parte 2: L’incontro con gli Aureliani


Io volevo fare parte della spedizione che avrebbe cercato di uccidere, o perlomeno di allontanare, quegli assassini dalle nostre case. Ma Rashid decise di portare con sé quattro dei più esperti combattenti del villaggio, mentre io e Lalitha saremmo rimaste a casa a sorvegliare i due figli appena adolescenti di Rashid. Avevamo scoperto che i tre alloggiavano in una locanda dall’altra parte del villaggio, e l’attacco era previsto per le prime luci dell’alba, quando tutti sarebbero stati addormentati e i vampiri più vulnerabili.

Quando ancora mancava un’ora all’albeggiare, Rashid e gli altri quattro uomini si erano ritrovati per rifinire gli ultimi dettagli dell’attacco. Li avevo appena salutati, augurando loro buona fortuna. Mentre salivo le scale per ritornare nella mia camera con Lalitha, delle urla di dolore squarciarono la notte. Io e Lalitha corremmo verso la grande porta che dava sul giardino, e quando arrivammo le urla si erano fermate. La scena che mi si presentò davanti fu solo il primo di tanti orrori che dovetti affrontare nella mia vita. Eshwar e Veer giacevano immobili contro il muro del cancello, le loro teste appoggiate ad un angolo innaturale. Mi ci volle qualche secondo per capire che era stato loro spezzato il collo. Almeno loro avevano avuto una morte rapida. Nadeen stava ai piedi della donna che avevo sentito chiamare con il nome di Drusilla, con la gola squarciata, mentre con una mano cercava inutilmente di fermare il sangue che stava lasciando il suo corpo. Dalle unghie della mano di lei gocciolava il sangue prezioso di Nadeen . Non vedevo Mahipal, ma poi scorsi la sua gamba dietro il cancello, anche a lui, scoprimmo in seguito, era stato spezzato il collo. Le grida disperate di Lalitha riportarono il mio sguardo al centro del giardino, dove era Rashid. La donna bionda e l’uomo si erano avventati sul suo collo. Mentre tentavo di impedire a Lalitha di lanciarsi verso di loro, i due lasciarono cadere il corpo senza vita di Rashid, e mi guardarono. Mi fissavano ridendo, con la bocca, i denti, il mento sporchi del sangue del mio amico, del fratello di Lalitha, con la fronte e gli occhi sfigurati in una maschera demoniaca. Fu Drusilla che andando via, da lontano mi sussurrò “a presto”. Evidentemente avevano capito il nostro piano e avevano deciso di agire prima di noi. Fu quello il primo segno che avrebbe dovuto farci capire che non avevamo a che fare con una banda di disperati, ma con tre macchine della morte.

Aspettammo che i raggi di sole illuminassero il giardino e poi cominciammo il penoso compito di recuperare i corpi. Lalitha, che era sembrata inconsolabile, ora appariva risoluta e pronta alla vendetta. Recuperati i corpi e consegnatoli alle rispettive famiglie, Lalitha mi chiese di accompagnarla a cercare il luogo di riposo diurno dei tre vampiri. Ma ogni traccia faceva sembrare che i tre avessero lasciato per sempre il nostro villaggio. La cosa era ovviamente impossibile, l’attacco alla nostra casa era avvenuto troppo poco prima dell’alba. L’unica loro via di fuga era essersi imbarcati su una nave. Purtroppo non trovammo nessuna notizia conclusiva su dove potessero essersi rifugiati, o se fossero effettivamente fuggiti a bordo di un mercantile.

Per una settimana montammo guardia tutte le notti, ma di loro nessuna traccia. Passate due settimane, giungemmo alla conclusione che dovevano essere fuggiti quella prima notte. Babil e Dinesh, i figli di Rashid, si erano trasferiti da noi, mentre Lalitha ed io cercavamo di alleviare il più possibile il loro dolore. Nessuno si fermò un momento a considerare che ciò che avevamo vissuto sarebbe stato anche solo impensabile per la maggior parte delle persone. Io non sentivo stupore o meraviglia, solo il vuoto per la perdita dei miei amici, e paura per tutto quello che si aggirava nel buio. Mio padre era in viaggio commerciale con gli altri inglesi, e quindi, tutte le mie forze si concentravano su Lalitha e la sua famiglia mutilata.


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