October 10, 2008

La nebbia


Questa storia si basa su fatti realmente accaduti


Ma dove cavolo è quell’autobus?


Sto camminando da almeno un’ora su Santa Monica Blvd, ormai sono praticamente al confine tra West L.A. e Santa Monica. In giro non ce nessuno ed è l’1 passata. Ho perso l’ultimo Big Blue Bus da Westwood per tornare a casa, e così mi sono incamminata a piedi sperando di beccare un metro bus, che di solito passano ogni 20 minuti, anche di notte. E invece di bus nemmeno l’ombra. E nemmeno persone.


Gli ultimi rappresentanti della razza umana sono stati un commesso del 7/11 davanti al Nuart Theatre dove mi sono comprata una bella ciambella al cioccolato, e dei simpaticoni in fila per vedere lo spettacolo di mezzanotte del “Rocky horror picture show”, con tanto di sing-a-long.


Ma da circa un’ora a questa parte non ho più visto nessuno. La metropoli è in completo silenzio, nemmeno una sirena, nemmeno un gatto. Niente. In effetti è New York la città che non dorme mai, Los Angeles appena può riposa!


Ma perché poi mi sono incamminata a piedi?


Ah sì, perché ho finito le monetine e poi ho trovato tutti i telefoni pubblici rotti. Tanto, a che servono? Tutti hanno il cellulare. Tranne me! Io ho un cellulare con scheda italiana che non riesce nemmeno a chiamare, solo sms. Molto utile. Certo! Avrò speso centinaia di dollari in frullati di Jamba Juice e Pure Vanilla del Coffee Bean ma 30 miseri dollari per un cellulare usa e getta ricaricabile, mi sembravano troppi.


Brava!


Complimenti!


Per fortuna sono ben attrezzata contro il freddo notturno della California e ho delle scarpe comode. Sono ormai su Cloverfield e quindi mancano solo 8 isolati in avanti e altri 3 o 4 (non me lo ricordo mai) a destra per arrivare a casa. Gli ultimi sono ovviamente in salita. Facciamoci coraggio.


E adesso? Ma porc….


Sto passando il John Wayne Cancer Institute, e davanti a me sta arrivando un fittissima nuvola di nebbia. Molte grazie oceano! Mi ci voleva solo la nebbia a completare la serata. I capelli mi si stanno arricciando solo a vederla quella stronzissima nebbia.


Chi l’ha detto che la nebbia c’è solo a San Francisco???


Qualcuno che sicuramente non è mai stato a Los Angeles.


Due minuti fa vedevo il boulevard quasi da parte a parte, e adesso intorno ho solo bianco. Faccio quasi fatica a distinguere il marciapiede. Vorrà dire che camminerò vicino al muro! Tanto non mi spavento certo per un po’ di nebbia. Io vengo dal Polesine, quella sì che è vera nebbia! Noi ci appoggiamo le biciclette sulla nebbia, perché è un muro!



Cavolo, ma non vedo proprio niente! A che strada sono arrivata? La 22nd? La 21st? non ci capisco più niente!


Passi. Sento dei passi dietro di me. No, davanti. No, dall’altra parte della strada. Non sento più nulla. Me lo sarò immaginata, è stato un eco dei miei passi. Sicuramente. Com’era quel libro di Stephen King sulla nebbia? La nebbia arrivava a causa degli alieni che si mangiavano le persone…o roba simile. Nah. Non può essere. A Los Angeles gli alieni ci sono già. E sono tutti a dieta.


Continuo a camminare, non vedo nemmeno il semaforo pedonale, per fortuna in alcuni c’è la segnalazione per non vedenti, altrimenti rischierei di passare con il rosso e farmi fare una bella multa per jaywalking. Mai attraversare fuori dalla strisce, mai attraversare col rosso. Gli americani sono rigidi anche con i pedoni.


Ah, ecco! Un cartello sono sulla 20th, ancora tre isolati e poi posso svoltare nella mia strada. Ma…cos’è questo rumore? Un suono gutturale, come di una persona che sta soffocando. Io l’ho già sentito. Sembra il rumore dei fantasmi nei film giapponesi. Ju-on! The Grudge, l’ho visto la settimana scorsa! Non può essere! Si fa sempre più vicino…. finirò avvolta in un mare di capelli corvini ectoplasmici… lo sapevo, lo sapevo…


Ops….era solo una lattina che rotolava. Ehm… fervida immaginazione! Basta! Ormai sono sulla 18th manca pochissimo.


I passi. Di nuovo. Ma …. cos’è quella forma che si sta avvicinando a me? Sembra una persona, avvolta in mantello lunghissimo, cammina appena giù dal marciapiede. Il mantello è lunghissimo, e lo sento strisciare sull’asfalto. Si avvicina sempre di più. Guarda in basso, i capelli lunghissimi, neri gli coprono il viso. Proprio come… un fantasma giapponese!!!!! Cosa faccio? Non posso tornare indietro. Non posso attraversare la strada, con questa nebbia e con la mia fortuna passerebbe un’auto a tutta velocità e io finirei splattata sul parabrezza di qualcuno e sarebbe pure colpa mia. Se sopravvivessi mi beccherei anche una multa per l’infame jaywalking. Cosa faccio, cosa faccio? In tasca non ho nulla, niente che possa essere usato come talismano. È sempre più vicino. È ad un metro da me. È a venti centimetri…. Il rumore del mantello è sempre più forte…. Sta per prendermi!!!!!! Devo essere coraggiosa, almeno lo devo guardare…


È un senza tetto ubriaco e sudicio, che usa un lenzuolo per coprirsi, nel quale si sono impigliate lattine e sporcizia che c’erano per strada. Mi passa senza nemmeno guardarmi. Mi fermo un attimo, aspettandomi che si giri e mi pugnali, o qualcosa di simile, e invece continua per la sua strada.


Bene. Secondo auto-figura da stupida. Riesco a fare figuracce anche con me stessa! Perfetto.


Finalmente sono sulla diciassettesima. Manca pochissimo. Attraverso California Avenue. Appena arrivo a casa, mi faccio una megatazza di latte bollente e domani vado in banca a farmi dare un bel po’ di quarti di dollaro, così la prossima volta mi chiamo un taxi.


Qualcosa mi tocca la gamba. Ecco! In realtà quello di prima non era un senza tetto! Era un assassino ed è tornato indietro per uccidermi!!! Mi giro? Corro? Urlo? Con circospezione decido di girarmi, lo affronterò!


Non c’è nessuno!



Qualcosa mi tocca il piede…. Aaaaaaaaaaaaaaaaaahhhh!!!



Guardo per terra…. È un procione!!! Ma porc!



Meglio allontanarmi piano piano, vorrei evitarmi di dover fare un’antirabica…


Ma, aspetta un attimo, se ho già passato California Avenue, dov’è finita Washington? Dovrei averla già passata. Dove sono? Non vedo proprio niente, nemmeno i numeri sulle case. Ma perché non sono arrivata?


Corro, sempre più forte. Dove sono finita? Perché ci sto mettendo così tanto?


Corro



Corro



Corro


Ahia!


Sono per terra a gambe all’aria, un dolore fortissimo alla fronte. L’assassino deve avermi finalmente raggiunta e mi ha dato un pugno per mettermi fuori combattimento. Mi preparo a ricevere il secondo colpo, ma non arriva. Guardo verso l’alto…


…un palo… ho sbattuto a tutta velocità contro un palo. Quello del cartello di Washington Avenue.
Mi alzo, dolorante, e faccio i pochi passi che mi dividono dal 932, dove abito io. Mi infilo nell’ingresso, ormai sono alle scale.



Aaaaaaaaaaaaaaaaahhhhh



Cos’è questa creatura che mi sta soffiando contro?????



L’opossum. Un cavolo di cucciolo di opossum sull’albero. Mavvvanfffa…



Salgo le scale, prendo le chiavi di casa dalla borsa, finalmente sono a casa…



…la porta di ingresso è spalancata!



Perché? Sono le3 di notte passate, tutti sono a letto, perché la porta è aperta?

I ladri. Sono venuti i ladri. Tra tutte le belle case che ci sono in questa zona, sono venuti proprio nel condominio più scassato di tutti. E se fossero ancora dentro?





Come faccio ad entrare, senza farmi vedere? E se fosse dietro la porta?



Mi lancio con una capriola dentro il soggiorno!



Ahia!!!



Chi ha spostato il tavolino da caffè??? porcccc…..


In salotto: nessuno. In cucina: nessuno. In corridoio: nessuno. In camera mia: nessuno. In bagno: nessuno.


Mi avvicino alla porta della stanza della buontempona che mi ha subaffittato la stanza ed è chiusa. La sento russare….mavvvanfffa


Ha lasciato la porta aperta! Perché visto che la porta è storta come il resto della casa e si fa fatica a chiuderla, allora la si lascia aperta… ovviamente.


Faccio un giro veloce della casa. È tutto in ordine e al suo posto. Chiudo tutto e finalmente mi distendo sotto gli otto strati di coperte che ci sono sul mio materasso ad aria.





Chi è che muove il materasso?


Ah…. Il terremoto. Sai che novità. Speriamo che non sia il Big One. Io intanto dormo.


Questo racconto è l’insieme di una serie di esperienze che mi sono successe durante la mia vita a Los Angeles. E in particolare prende spunto dalle circa 2 ore di camminata che io e Fabiola ci siamo fatte la notte tra l’1 e il 2 gennaio 2005 dal West L.A. fino alla nostra casa di Santa Monica. In 2 ore non passò mai un autobus, non incontrammo nessuno se non il losco figuro col mantello, e arrivammo a casa alle 3 passate, per trovare la porta di casa spalancata. L’amica della nostra coinquilina aveva deciso che la porta tutta storta era troppo difficile da chiudere e, quindi, la lasciò aperta! Anche opossum, procione, nebbia e terromoto sono tutti veri!
Un’altra volta invece (quella della capriola), ero tornata a casa e la porta era stata chiusa con entrambi i chiavistelli, ed ovviamente la nostra subaffittatrice ci aveva dato le chiavi solo di uno. Non essendoci nessuno in casa, sono riuscita con l’abilità di Lupin III ad aprire la porta finestra della furbacchiona e a catapultarmi (alla cieca) letteralmente dentro la sua stanza… bei ricordi…


Un Commento, Commenta o Pinga

  1. Nessa

    Mi sono proprio divertita a leggerlo

    October 10th, 2008

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