Almost Human, pilot


AlmosHumanArriva in tv l’atteso sci-fi prodotto dalla Bad Robot di J.J. Abrams, e pubblico e critica di dividono aspramente su Almost Human.

Nel 2048 la “gli avanzamenti tecnologici incontrollati” portano alla creazione di nuove armi, la criminalità aumenta del 400% e bla, bla bla, un casino distopico classico. Il punto è che per combattere la criminalità dilagante, l’unica soluzione che ha trovato al polizia è di affiancare ai suoi poliziotti degli androidi (perché di solito va sempre tutto bene in questi casi, no?). Il protagonista è John Kennex, detective eccellente fino al momento in cui la sua unità non viene fatta saltare in aria, e muoiono tutti tranne lui che ci rimette pure una gamba. Coma, coma, coma, si risveglia con una gamba sintetica e la fidanzata misteriosamente sparita. Lo troviamo da un medico asiatico (ovviamente) mentre cerca di recuperare la memoria dell’agguato per scoprire chi gli ha teso l’imboscata.

Nel frattempo deve ritornare in servizio attivo, e gli affiancano prima un androide ultimo modello, con cui non va molto d’accordo, poi un DRN, ovvero un modello precedente, dismesso perché troppo simile agli esseri umani (e gli esseri umani, si sa, ogni tanto sbroccano). Fino a qui, niente di male. E’ un classico procedural con un po’ di sci-fi e una pila di effetti speciali che non è chiaro se le produzione riuscirà sempre  sostenere. Il grosso problema di Almost Human è J.J. Abrams. Ovvero, io ho un grosso problema con J.J. Abrams.



The Strange Case of Finley Jayne [The Steampunk Chronicles], Kady Cross


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The Strange Case of Finley Jayne è una novella prequel della serie Steampunk dedicata al personaggio del titolo e scritto da Kady Cross. Sebbene si tratti, appunto, di un racconto breve, la storia si regge comunque in piedi da sola, ed è un gustoso antipasto a The Girl In The Steel Corset, il primo romanzo della serie The Steampunk Chronicles.

Ma facciamo un piccolo passo indietro, giusto perché voglio dedicare un paio di parole al genere Steampunk. E’ un genere narrativo a metà tra il fantasy e il fantascientifico ed è stato identificato come genere letterario più o meno negli anni ’80. Coniuga il romanticismo dell’era vittoriana con avanzamenti tecnologici che si basano sull’elettricità e il carbone. Immaginatevi un mondo popolato da persone in corsetti che viaggiano su dirigibili e strani marchingegni meccanici, serviti da automi ed altre diavolerie meccaniche. Non per niente i precursori del genere Steampunk sono Jules Verne nella letteratura, e George Méliès nel cinema.

Nel tempo, si è trasformato da genere letterario a vero e proprio stile di vita e si è diffuso anche nella moda, nella tv e nei fumetti. Per essere considerato Steampunk non è necessario che la storia sia ambientata nella Londra vittoriana, ma in qualsiasi altro mondo ad esso contemporaneo, come per esempio il Klondike o il vecchio West. La serie tv e il successivo film The Wild Wild West sono considerati, infatti, Steampunk, così come il capolavoro televisivo di Joss Whedon Firefly. I vari universi Steampunk, sono mondi paralleli al nostro in cui la tecnologia si è evoluta in maniera diversa, spesso lasciando comunque spazio alla magia.



Frost Burned, Patricia Briggs


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Patricia Briggs è un’altra delle regine del Fantasy e dell’Urban Fantasy. Non si può dire di avere letto romanzi di questo genere se non si è divorata la serie di Mercy Thompson.

Frost Burned è il sesto libro dedicato a Mercedes ed è arrivato dopo molta attesa. C’è stato un hype talmente grande che a più di anno dalla pubblicazione il paperback e il kindle sono ancora a prezzo pieno da hardcover.

Patricia Briggs ha una predilezione per i shapeshifter e questa serie ne è un chiaro esempio. Mercedes “Mercy” Thompson fa il meccanico ed  appassionata di vecchie Volkswagen. Ma è anche una skinwalker, una creatura supernatural della tradizione nativa americana, capace di trasformarsi in un animale, nel suo caso un coyote. Cresciuta nel branco di werewolves di Bran, Mercy vive ai margini della società dei licantropi.

Anzi per la precisione è vicina di casa di Adam Hauptman, alfa del locale branco di licantropi e con il quale ha una relazione a dir poco conflittuale. Il suo migliore amico è Stefan, un vampiro con la passione per Scooby Doo e Buffy. Mentre il suo mentore è un anziano elfo, con una capacità particolare di lavorare il ferro.

Odiata dai vampiri per la sua capacità di vedere i fantasmi e quindi di scoprire i luoghi in cui riposano durante il giorno, Mercy non è ben voluta nemmeno dai licantropi alle cui regole fatica ad obbedire. Anche gli elfi, sempre sull’orlo di separarsi definitivamente dagli umani, non sono soggetti facili con cui convivere.

Ciononostante la natura particolare di skinwalker di Mercy la rende l’unica persona in grado di mediare i conflitti tra le comunità soprannaturali e risolverne i problemi.

 



Once Upon A Time In Wonderland, pilot


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La ABC dopo i successi di rating di Once Upon A Time ha deciso di sfruttare appieno la macchina dei reboot delle favole Disney, proponendo lo spin off Once Upon A Time In Wonderland. La protagonista è naturalmente la cara e vecchia Alice che troviamo a Londra rinchiusa in un simpatico manicomio, in attesa di subire una lobotomia.

La premessa è che Alice dopo innumerevoli viaggi nel Paese delle Meraviglie fatti nel tentativo di convincere il padre di non essere pazza, finisce nella bottiglia di un genio (sì, un vero e proprio Genie in a bottle, la regia mandi il video di Christina Aguilera, grazie), e se ne innamora. Per qualche motivo non ancora noto, la Regina Rossa sorprende gli amanti e getta il genio nel mare di fuoco.

Ovviamente essendo nel mondo di OUAT, che si regge su storie d’amore che si dà per scontate che siano vere, pure e destinate all’happy ending dopo mille peripezie, è chiaro fin dalle prime battute che Cyrus (il genio) non sia morto e che Alice metterà a ferro e fuoco Wonderland per trovarlo. Ad accompagnarla ci sono il Knave Of Hearts (che soddisfa la quota accento British) e un Bianconiglio, un po’ dandy, un po’ steampunk, a cui presta la voce John Lithgow. A completare i protagonisti ci sono, appunto, la Regina Rossa (pessimo casting, se me lo permettete, non si può aspirare ad un’altra Lana Parrilla, ma questa regina è sciapa), e Jafar (che cavolo c’entra non lo so), interpretato da Naveen Andrews.



The Tomorrow People, pilot


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La CW continua la sua ricerca ad elezione di network più dedicato al fantasy e superpoteri lanciando The Tomorrow People. A parte Mark Pellegrino (indimenticabile Lucifer di Supernatural) e Sarah Chalke (la perfida Nina di 24), gli altri attori sono semi-sconosciuti, anche se il protagonista, Robbie Amell è il cugino, di Stephen Amell, protagonista della sorpresa della scorsa stagione Arrow.

La trama è piuttosto semplice e risulterà anche abbastanza scontata agli appassionati si X Men. Il genere umano si è evoluto in una nuova specie, dotata di super poter: telecinesi, telepatia e teletrasporto. L’evoluzione ci ha messo del suo: i Tomorrow People non possono uccidere, se ci provano provano un grande dolore, un po’ come Spike quando aveva il micro-chip nel cervello.

Ovviamente i problemi per i Tomorrow People non finisco qui: un’organizzazione privata, infatti, capeggiata dal sempre perfido Mark Pellegrino li bracca, ci fa degli esperimenti, e in ultima analisi cerca sostanzialmente di eliminarli, perché chissà cosa mai potranno combinare. Di conseguenza, i Tomorrow People che non vogliono farsi reclutare per cacciare altri della loro specie vivono in una stazione abbandonata della metropolitana.

I pilot si apre con il protagonista Stephen che comincia di avere degli strani poteri e viene contattato dai Tomorrow ribelli, ma allo stesso tempo scopre che il capo dell’agenzia che bracca la sua specie altri non è che il suo zietto. Ma non finisce qui! Stephen scopre anche che il padre che aveva sempre pensato li avesse abbandonati, in realtà era il capo dei ribelli, il cui scopo era quello di trovare un luogo in cui i Tomorrow People potessero vivere sereni e tranquilli lontani dai cattivi homo sapiens sapiens.