Mirthia


Era molto presto alla mattina. Solo Bahir, il sole rosso, si era levato, mentre Mefir il sole giallo era ancora nascosto dietro i monti del Fougheer, che cingevano la parte posteriore del castello. La magia delle streghe e stregoni di corte faceva sembrare che il castello fosse sollevato nell’aria, le fondamenta perse in una coltre onnipresente di nubi. Tutti sapevamo che in realtà non era così, che la struttura era saldamente costruita sulla parete più bassa dei monti, ma a Mirthia le cose funzionavano così. A differenza di molte altre dimensioni in cui la tecnologia era stata il segno dell’evoluzione dell’avanzamento dei tempi, sul nostro pianeta era la magia la nostra forza. Ognuno di noi aveva qualche abilità, che era capace di esercitare naturalmente fin dalla nascita, e chi, come me, faceva parte della stirpe reale seguiva anni di allenamento per poter sfruttare al massimo le sue capacità e servire al meglio il nostro popolo. Un popolo che non è poi così numeroso. Mirthia è un pianeta relativamente piccolo, per lo più coperto di mari, laghi e foreste, essendo la natura la fonte stessa della nostra magia.