Mirthia


Era molto presto alla mattina. Solo Bahir, il sole rosso, si era levato, mentre Mefir il sole giallo era ancora nascosto dietro i monti del Fougheer, che cingevano la parte posteriore del castello. La magia delle streghe e stregoni di corte faceva sembrare che il castello fosse sollevato nell’aria, le fondamenta perse in una coltre onnipresente di nubi. Tutti sapevamo che in realtà non era così, che la struttura era saldamente costruita sulla parete più bassa dei monti, ma a Mirthia le cose funzionavano così. A differenza di molte altre dimensioni in cui la tecnologia era stata il segno dell’evoluzione dell’avanzamento dei tempi, sul nostro pianeta era la magia la nostra forza. Ognuno di noi aveva qualche abilità, che era capace di esercitare naturalmente fin dalla nascita, e chi, come me, faceva parte della stirpe reale seguiva anni di allenamento per poter sfruttare al massimo le sue capacità e servire al meglio il nostro popolo. Un popolo che non è poi così numeroso. Mirthia è un pianeta relativamente piccolo, per lo più coperto di mari, laghi e foreste, essendo la natura la fonte stessa della nostra magia.



Tu non hai paura?


Sono in piedi sotto la pioggia di luglio, ma stranamente l’acqua non mi bagna. Stavo camminando lungo la strada, percorrendo i pochi metri che separano la casa della mia migliore amica dalla mia, ma non ricordavo di essere da questo lato.

Mi giro. E mi vedo. Stesa sull’asfalto, la gamba destra piegata ad un angolo innaturale, il sangue, misto a qualcosa di più solido, che si sta accumulando vicino alla mia testa. Segni scuri di frenata sull’asfalto, e poco più avanti, l’auto alla moda di quello che mi ha investita. La pioggia non dà fastidio ai miei occhi, e lo vedo mentre scende dall’auto e viene a controllare cosa mi ha fatto. Lo vedo e lo riconosco. È un mio compagno di classe, colui che ha reso la mia vita alle superiori impossibile, che mi ha derisa, umiliata, abusata dal primo giorno in cui ho messo piede nella scuola. È stato il primo a prendere la patente, il primo a farsi regalare un bella auto sportiva dai suoi genitori, perché tirare di coca e fare il bullo sono evidentemente delle qualità da premiare per i due che hanno messo al mondo questo mostro.

Mi ha reso la vita impossibile, ed ora mi ha uccisa.



L’inquilino notturno


Se fossimo nel 1600 o anche solo negli anni ’60 per il solo pensare, figuriamoci scrivere, quello che leggerete più avanti mi sarei auto condannata per stregoneria e/o possessione demoniaca.

Pensandoci bene, anche ora, nel 2008, a molti verrebbe in mente di farmi fare qualche bagno nell’acqua santa oppure di farmi indossare un simpatico capo con le maniche che si annodano dietro la schiena, ma ho l’illusione che nell’era di Harry Potter e con il 2012 che si avvicina, qualche libertà in più esista.

Ma dopotutto cosa importa? Nulla si può recriminare alla fantasia dello scrittore, per quanto umile sia. Appena vedo qualcuno accatastare un po’ di legna intorno ad un palo, posso sempre dire di essermi inventata tutto!

E poi, in fondo, chi crederebbe che un fantasma mi visita di notte?