The road so far…


E come c’era da aspettarsi non ho mantenuto i miei buoni propositi. Questo blog langue tristemente da mesi, senza nuove pubblicazioni ma, soprattutto (cosa ben peggiore), senza che in questo arco di tempo abbia continuato a scrivere.



Mirthia


Era molto presto alla mattina. Solo Bahir, il sole rosso, si era levato, mentre Mefir il sole giallo era ancora nascosto dietro i monti del Fougheer, che cingevano la parte posteriore del castello. La magia delle streghe e stregoni di corte faceva sembrare che il castello fosse sollevato nell’aria, le fondamenta perse in una coltre onnipresente di nubi. Tutti sapevamo che in realtà non era così, che la struttura era saldamente costruita sulla parete più bassa dei monti, ma a Mirthia le cose funzionavano così. A differenza di molte altre dimensioni in cui la tecnologia era stata il segno dell’evoluzione dell’avanzamento dei tempi, sul nostro pianeta era la magia la nostra forza. Ognuno di noi aveva qualche abilità, che era capace di esercitare naturalmente fin dalla nascita, e chi, come me, faceva parte della stirpe reale seguiva anni di allenamento per poter sfruttare al massimo le sue capacità e servire al meglio il nostro popolo. Un popolo che non è poi così numeroso. Mirthia è un pianeta relativamente piccolo, per lo più coperto di mari, laghi e foreste, essendo la natura la fonte stessa della nostra magia.



Buoni propositi


E’ un po’ di tempo che, malgrado la mia voglia di scrivere e un paio di idee che mi frullano per la testa, non riesco a mettere insieme due righe! Sono stata presa nel vortice di troppe cose mondane, in altre parole, il lavoro.


Spero di trovare il tempo di farlo durante le vacanze di Natale perché questa cosa cominciava a divertirmi parecchio!



Tu non hai paura?


Sono in piedi sotto la pioggia di luglio, ma stranamente l’acqua non mi bagna. Stavo camminando lungo la strada, percorrendo i pochi metri che separano la casa della mia migliore amica dalla mia, ma non ricordavo di essere da questo lato.

Mi giro. E mi vedo. Stesa sull’asfalto, la gamba destra piegata ad un angolo innaturale, il sangue, misto a qualcosa di più solido, che si sta accumulando vicino alla mia testa. Segni scuri di frenata sull’asfalto, e poco più avanti, l’auto alla moda di quello che mi ha investita. La pioggia non dà fastidio ai miei occhi, e lo vedo mentre scende dall’auto e viene a controllare cosa mi ha fatto. Lo vedo e lo riconosco. È un mio compagno di classe, colui che ha reso la mia vita alle superiori impossibile, che mi ha derisa, umiliata, abusata dal primo giorno in cui ho messo piede nella scuola. È stato il primo a prendere la patente, il primo a farsi regalare un bella auto sportiva dai suoi genitori, perché tirare di coca e fare il bullo sono evidentemente delle qualità da premiare per i due che hanno messo al mondo questo mostro.

Mi ha reso la vita impossibile, ed ora mi ha uccisa.



Ispirazione…in arrivo


Sono molto contenta perché sono riuscita a scrivere anche di più rispetto a quello che mi ero ripromessa di fare.


Il racconto di Halloween doveva essere una cosa breve, ed invece mentre lo scrivevo si è trasformato in qualcosa di diverso, anche se piuttosto grezzo. Mancano i dialoghi, e sono scivolata via velocemente su alcune parti della storia, ma visto che è cambiato sotto i miei occhi strada facendo, sono abbastanza soddisfatta del risultato. Se non altro, è una base su cui partire per costruire dell’altro.


Ho appena finito di leggere “Strange candy”, una raccolta di racconti di Laurell K. Hamilton, una delle mie scrittrici preferite. Devo ammettere che negli ultimi tempi ero rimasta un po’ delusa dai libri sulla sua eroina Anita Blake, ma leggere questi racconti brevi, frutto della sua fervida immaginazione e di una fantasia che le invidio moltissimo, non solo ha rinnovato la mia passione per questa scrittrice, ma anche per lo scrivere.


Proverò a scrivere tanto per il piacere di farlo, anche tentando strade nuove e mettendo nero su bianco tutte le immagini strane che mi passano per la testa